Due pesi e due misure

La locuzione avere/tenere/usare due pesi e due misure significa ‘usare criteri diversi per valutare situazioni simili, valutare ingiustamente’ e se ne conoscono due antecedenti documentati nei testi antichi fino a Manzoni e registrati nel GDLI: doppio peso e doppia misura; peso e peso, misura e misura. L’espressione sembrerebbe avere origine dalla Bibbia, in particolare dal libro sapienziale dei Proverbi di Salomone.

Il verso – oggi tradotto nella versione CEI della Bibbia con “Doppio peso e doppia misura,/ sono due cose che il Signore aborrisce” – si riferisce a un passo molto significativo del libro del Deuteronomio, appartenente al Pentateuco, caposaldo della tradizione cristiano-giudaica (si consideri che l’efa era l’unità di misura ebraica della massa).

La metafora basata sui due pesi che sintetizza, nella maggior parte dei riferimenti teologici, il diverso criterio usato nel dare e nel ricevere (o anche nel giudicare sé stessi e gli altri), ha senso solo se si considera lo strumento con il quale si facevano operazioni di pesatura, dall’antichità fino al secolo scorso, ovvero la bilancia a due bracci, più diffusa rispetto alla stadera composta da un solo braccio e piatto. Per pesare un oggetto, lo si poneva su un piatto mentre sull’altro piatto si mettevano dei gravi di metallo (pesi campione) di cui si sapeva esattamente il peso. Quando i due piatti della bilancia risultavano in equilibrio si contava il peso complessivo dei campioni, ottenendo così quello dell’oggetto. Usare due pesi significava usare, per un medesimo oggetto, una volta un campione leggero per vendere, una volta un campione pesante per comprare. La frode dei mercanti consisteva nell’indicare, ad esempio con 1 kg un campione che invece pesava realmente 700 grammi: così la merce in vendita che si pesava risultava più pesante e il compratore pagava di più senza saperlo. D’altra parte se il mercante disonesto doveva acquistare dei prodotti usava un campione che pur indicando 1 kg ne pesava 1.200 così da acquistare più merce a minor prezzo. Il mercante così aveva due campioni che, sebbene indicassero 1 kg, avevano due pesi reali differenti. Anche per la misura, intesa come unità di lunghezza, si poteva verificare la stessa tipologia di frode: un mercante di stoffe, ad esempio, nel vendere poteva misurare con una canna curva e dunque leggermente più piccola dell’unità campione, mentre nel comprare poteva averne un’altra più lunga con cui acquistava a minor prezzo, più stoffa. 

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